Detective Rock Travis

Capitolo 2

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Guardo fuori dalla finestra dell’ospedale. Mi hanno messo in una suite speciale riservata agli eroi della città. Non sono un eroe e presto lo sarò ancora meno. Sull’altro lettino della stanza c’è Morty che guarda la tv, dicono che un po’ di compagnia mi avrebbe tirato su di morale. Ho la zampa ingessata con dei ferri a tenerla unita. Dà fastidio, ma sembra sia l’unica soluzione per farla guarire in fretta. Non ho tempo per stare in questa stanza, devo trovare Meredith e fare chiarezza su questo Samuel. Morty mi chiama all’attenzione mentre gira il notiziario.

«Hei, Rock! Parlano di te!»
«Trovati sette cadaveri al GraySea port insieme al famoso Rock Travis. A quanto pare una delicata situazione ha portato ad uno scontro a fuoco che ha quasi rischiato di portarci via uno degli eroi cittadini più discussi degli ultimi vent’anni. Tra i morti troviamo Gous Marquez ed il famoso Murray the Pug, attore comico che lascia la moglie René Dalome ed il figlio Samuel. Ancora incerta la causa della sparatoria: gli investigatori stanno ancora lavorando, ma si pensa ad uno scambio di droga che il nostro Rock Travis ha provveduto a sventare.»
«Non hai ancora detto niente alla polizia?»
«Non ho niente da dire.»
«Non puoi fare tutto da solo, Rock.»
«Chi mi sta intorno muore. A questo punto è meglio che ci siano soltanto i miei nemici.»
«Qual è il tuo prossimo obiettivo?»
«Non lo so ancora, mi viene difficile muovermi nella situazione in cui sono.»
«Quanto ti hanno dato?»
«Una settimana così e altre due con la stampella.»
«E Meredith?»
«Meredith dovrà aspettare…non servo a niente così in questo stato.»

«Quindi non sai niente. Mi hai portato qui e non sai che devi fare ancora? Cioè è uno degli alberghi più costosi della città e ne sono lusingata, ma vorrei anche sapere chi paga per tutto questo…»
«Quello che paga me per tenerti qua dentro.»
«E Samuel? Dov’è?»
«Non sono affari che ti riguardano.»

Quando ascolto l’impertinenza di questo tizio mi ritorna il tic al sopracciglio. Dannazione! Mia madre mi aveva sempre detto di iniziare a fare yoga o le altre cavolate new age per sciogliere il nervosismo. Ma che ci posso fare se il mondo è pieno di teste di ananas che non sanno come parlare ad una donna del mio livello?! Prendo un profondo respiro e rispondo:
«Se non vuoi usare già da ora la scusa dello Shiba, faresti meglio ad usare un atteggiamento più accomodante nei confronti di una gatta del mio spessore.»
«Tu provaci ad avvicinarti e ti faccio saltare le cervella.»
«AH! Tu a me? E con che cosa? Con la tua linguaccia screanzata?»
«No, con questa» Il tizio apre il cappotto giusto il poco per poter infilare la mano ed estrarre una pistola. «Avevo la pistola di riserva proprio qui in appartamento. Ora, se fai la brava gatta, aspetteremo che arrivi il capo e tutto andrà bene. Io verrò pagato e saremo amici come prima.»
«Non siamo amici… Per quanto ne so tu sei già morto. Quando Rock mi troverà, e lo farà, aprirà per te le porte dell’inferno e ti ci spedirà a calci nel sedere.»
«Non ho paura di uno storpio, neanche se si chiama Rock Travis.»

Vorrei ribattere e continuare, ma mi rendo conto che non porterebbe a nient’altro che alzare la tensione nella stanza. Mi alzo dal divano e vado a stendermi sul letto e nel momento in cui mi poggio al cuscino sento bussare alla porta. Il tizio chiede chi sia e sento come risposta “servizio in camera”… Ma non ce lo avevano già portato? Sento il cane della pistola di Worf abbassarsi mentre toglie la sicura alla porta. Non fa in tempo ad aprirla che sento un fragoroso rumore e vedo i battenti volare via al centro della stanza. Velocemente scendo dal letto e mentre mi abbasso per infilarmici sotto sento i primi colpi di pistola.

«Dacci la gatta! Non c’è bisogno di ammazzarsi a vicenda.»
«Non se ne parla neanche!»
«E allora muori!»

Riprendono i colpi di arma da fuoco e capisco che sono in due, ma ancora fuori dall’appartamento. Dovrei aiutare Worf o è meglio restare qui al riparo? Ho solo i miei artigli a disposizione oltre la mia astuzia… Basterà?

Non resterò con le zampe in zampa

Mi nascondo sotto il letto

 

 

 

 

 


 

Non ho intenzione di stare qui tutto il tempo ad aspettare i rapitori con le loro richieste. Mi guardo intorno e vedo il vecchio Morty che mangia del pudding dell’ospedale. Ha il viso rilassato, anche se quando butta giù il boccone noto una smorfia di dolore. Povero Morty! Si è preso tre pallottole in corpo per aver provato a salvare la mia segretaria ed ora è qui di fianco a me, che mi supporta in questa vacanza forzata. Almeno però… Lui è sopravvissuto. Gous non ce l’ha fatta. Quel testone ha voluto seguirmi nonostante lo abbia lasciato a piedi, nonostante, in verità, non lo conoscessi per niente. Lui conosceva me e mi ammirava al punto di aiutarmi ad ogni costo e, come tanti altri, ha fatto una brutta fine. Il tramonto dalla finestra porta l’oscurità della sera e con essa il velo dei ricordi indelebili:

Avevo la mia fidata rivoltella nella fondina dietro la schiena e il coltello al cosciale. Mi ero vestito il più comodo possibile per riuscire a passare nel condotto fognario senza troppi intoppi. Ero da solo, senza supporto dei colleghi né della truppa e questo mi ricordò gli anni della guerra quando ero cadetto dei ricognitori. Avevo in mente la mappa che mi aveva passato Marc e in meno di 5 minuti ero riuscito a raggiungere il locale caldaie della Mountain Lake. Mi tolsi la tuta fetida e rimasi con i vestiti di ordinanza, da solo, nella tana del lupo.

Gli ostaggi erano rinchiusi in palestra insieme a tre dei rapitori, mentre altri due erano nell’ufficio del preside per le comunicazioni esterne. Iniziai a correre per i corridori della scuola, non c’erano telecamere fortunatamente e quindi avevo libertà di movimento. Raggiunsi in men che non si dica l’ufficio del preside, facendo attenzione a non incappare nelle pattuglie dei criminali che giravano tra i corridoi. Raggiunsi l’ufficio della presidenza:

«Se non ci portano il camion entro 20 minuti iniziamo a fare fuori gli ostaggi.»
«Ma… Avevamo detto niente vittime!»
«È evidente che non ci prendono sul serio, Martinez.»
«C’è sicuramente un altro modo, Carl. Proviamo a liberare un ostaggio invece! Magari saranno più propensi a velocizzare la procedura.»
«Forse… No, ma che dico… se ci mostriamo deboli sarà la fine per tutti.»
«Hai ragione. Poi cosa gli impedirebbe di assaltarci e spazzarci via?»
«Esatto. Chiama Gombo e digli di preparare un cucciolo di buona famiglia…vediamo di minacciarli.»
«Va bene.»

Mi nascosi sotto una panca vicino la porta e vidi uno dei criminali uscire: era un cane lupo occidentale e si muoveva con tranquillità nei corridoi; nella zampa aveva un piccolo mitra. Non era saggio attaccarlo ora, il trambusto avrebbe attirato l’attenzione dell’altro che avrebbe dato l’allarme. Allungai una zampa per non far chiudere la porta del tutto ed utilizzai uno specchietto come visore, cercando di capire com’era la situazione: all’interno dell’ufficio un lupo bianco stava mettendo gli stivali sulla scrivania del preside con in bocca un sigaro. A fianco alla scrivania c’era un mitra d’assalto di grosso calibro.

«Lasciaci liberi! Non abbiamo fatto niente di male…» Sentii una voce provenire dalla parete alla mia sinistra

«Ed infatti non vogliamo farvi niente. Vogliamo solo i nostri soldi e poi ce ne andremo tranquillamente.»
«Almeno lascia andare qualche bambino! Che colpa hanno?!»
«Non hai sentito poco fa? Se lasciamo andare qualcuno è capace che ci ammazzino tutti qui dentro ed indovina chi ci farà da scudo per le pallottole?»
Il lupo bianco si alzò dalla sedia importante da direttore e si diresse verso il muro. Abbassai lo specchio e cercai di non far muovere la porta che ormai era ferma nella posizione.
«Lasciaci andare… ti prego!» Il direttore scoppiò in lacrime.
«Che pappamolla… » Il lupo gli tirò un pugno e lo trascinò sulla scrivania.
«È per colpa della sua inadeguatezza se ora persone come noi si ritrovano a fare questo per campare.» Il lupo si avvicinò nuovamente al direttore, prese la testa e la schiantò sul legno della scrivania «Doveva guidarci verso il futuro e invece ha soltanto aiutato a scavarci la fossa.»
«Ti prego, lasciami andare… ti darò tutto quello che vuoi!»

Aprii la porta lentamente nel momento preciso in cui il lupo stava per riprendere la testa del direttore, estrassi il coltello e silenziosamente tagliai uno dei tendini dei piedi del lupo. Questo cadde a terra di lato e in un attimo gli fui sopra, attentando alla sua gola con la lama e con la mano a chiudergli la bocca.
«Sei in arresto, pezzo di sterco!» Con il pomo del coltello lo colpisco alla tempia e lo mando nel mondo dei sogni.
«Chi è lei…che vuole da me?!» disse il direttore. Ora a guardandolo riconobbi la sua faccia da San Bernardo. L’avevo già visto al Tg: il dirigente scolastico che era scampato all’inchiesta sul riciclaggio di denaro attraverso i rimborsi spese. Chi hai comprato per quel servizietto, eh?
«Da lei niente. Sono qui per salvare la situazione. Ora la slego, ma dovrà fare ciò che le dico io e quando glielo dico io.»
«Certo! Certo! Ma mi sleghi per favore! Grazie! Grazie! È della polizia?»
«Si, Agente Rock Travis. Ora resti qui e non faccia niente di stupido, intesi?»
«Si, certo agente… Gli altri agenti si stanno occupando degli ostaggi? »
«Sono solo.»
«Cosa? E gli swat?»
«Non sono ancora arrivati. Per il momento ci sono io.»
«Ma lei è pazzo! Venire qui da solo contro questi criminali! Hanno armi pesanti e…»
«Non me ne frega niente. Lei ora resti qui e faccia silenzio. È quello il telefono con cui comunicano all’esterno?»
«Si.»

Tagliai i lacci al direttore e ammanettai il lupo, facendo segno al dirigente di fasciare la ferita al piede; poi presi il telefono e alzai la cornetta. Subito mi rispose un agente:
«Ci sono nuove richieste?»
«Agente Rock Travis numero 55478. Sono all’interno della struttura. Ho neutralizzato quello che penso sia il capo. Mi appresto a neutralizzare gli altri criminali.» La cornetta dall’altra parte fece strani rumori come se passasse di mano in mano.
«Brutto procione bastardo, ti avevo detto di tornartene in commissariato! Hai intenzione di far ammazzare tutti gli ostaggi? Non ti permetterò di mandare a monte tutto come con l’operazione Bengala!»
«Ma… signore! Posso farcela! Sono dei novellini questi rapitori!»
«Preparatevi ad entrare! Non lascerò che quel topo di spazzatura faccia morire tutti gli ostaggi!» La voce era lontana dalla cornetta, ma ben udibile. Poi la comunicazione si chiuse e riattaccai sconcertato.
«Merda!»

«Signor Rock Travis, c’è una visita per lei» Una giovane golden retriever mi trascina via dai ricordi e dietro di lei un canarino: si tratta di figaro.
«Ciao Rock!» Vederlo lì mi ghiaccia il sangue. Seppure non ho responsabilità dirette della morte della sua guardia, Figaro ha tutto diritto di pareggiare i conti per conto della gilda. Tasto sotto il cuscino fino a trovare la pistola.
«Non ce n’è bisogno. Sono qui per parlare.» È calmo, anche troppo.
«Di cosa Figaro?»
«Di quello che è accaduto qualche giorno fa.»
«Gli ho detto di non venire, lo ha fatto di sua spontanea volontà.»
«Lo so e la gilda non ti reputa responsabile della sua morte, anche se era lì per colpa tua.»
«Parla.»
«La gilda vuole la testa di chi l’ha ucciso e tu ci aiuterai a trovarlo. In cambio ti diremo chi tira le fila di tutto questo casino. Inutile dirti che non puoi rifiutarti.»
«Ma… sono qui, non posso muovermi dal letto per almeno una settimana!»
«Aspetteremo il tempo delle stampelle, poi dovrai metterti all’opera.»

Ci mancava pure la gilda degli informatori ora… Non ho scelta a quanto pare, ma posso portarmi avanti con il lavoro.

Mi nascondo sotto il letto: vedo Worf nel salotto alzare il tavolo di legno pesante e chinarcisi dietro. Il cappello vola via nell’operazione e finalmente riconosco la sua faccia: è un Husky nero e bianco. Controlla il tamburo della pistola e lo richiude con un colpo di mano, poi aspetta che finiscano gli spari e si alza facendo fuoco un paio di volte.

«Avanti! È un lavoro come un altro! Dacci la gatta e facciamo pace.»
«Sono un cane d’onore! Non trattarmi come voi altri.»

Altri spari, poi Worf si toglie la giacca e la lancia di lato: in pochi secondi è crivellata di proiettili. Nel momento stesso in cui stanno sparando si lancia dall’altro lato, facendo fuoco contro gli avventori. Sento le urla di dolore e i tonfi dei corpi, poi Worf arriva in stanza da letto ricaricando l’arma. Ha una camicia bianca, un gilet nero e dei pantaloni grigio piombo.

«Meredith? Dobbiamo andare, sbrigati!» Esco fuori dal letto e lo seguo sulla finestra che dà sulle scale di emergenza.
«Sanno che siamo qui. Presto ne arriveranno altri.»
«Ma chi sono? Che vogliono da me?!»
«Altre cosche mafiose. A loro fa comodo che il capo della mafia vada in prigione, così potranno farsi la guerra per riscattare la città.»
«Ma io che c’entro in tutto questo?!?!?!» Intanto scavalchiamo la finestra ed iniziamo la discesa. Fuori è giorno e l’aria è fresca.
«L’unico capace di trovare Quattrossa è Rock e tu sei l’unica cosa che gli rimane d’importante.»
«Ma se mi tratta male in continuazione!» Lui si ferma per un attimo e mi guarda serio
«Sei l’unica cosa che lo separa dalla corda.» La serietà con cui me lo dice è una fucilata al petto che mi fa ripercorrere tutti i momenti in cui Rock, l’eroe della città, parla da solo in ufficio o scoppia a piangere. Forse sono davvero l’unica cosa che lo separa dal baratro… Un’esplosione di pistola mi riporta sulla terra: Worf sta sparando verso il basso colpendo un altro sicario venuto a salvarmi. È preciso con l’arma e ha sangue freddo.

«C’è una macchina nel vicolo. Andremo in un altro albergo.»
«Va bene… ma quando potrò incontrare Samuel?»
«Quando li avremo seminati tutti.» Arriviamo alla macchina e Worf mi lascia il posto del guidatore. Strano di quanto si fidi del fatto che non lo porti direttamente alla polizia. Giro l’angolo e neanche il tempo di immettermi nella strada che sento dei colpi di arma da fuoco arrivare sulla carrozzeria.
«Accelera, Accelera! Io provo a fermarli!» Worf guarda dallo specchietto e prende la mira iniziando a sparare. Era da tanto che non vivevo un’avventura del genere! Stringo le zampe sul volante ed inizio a sfrecciare nel traffico, alternando curve strette e vicoli per cercare di seminare i mafiosi alle calcagna. Dopo circa 10 minuti finalmente non ci inseguono più.

«Sei stata brava! Ti meriti un premio. Fermati lì.» Mi indica un negozio sulla quindicesima, una boutique.
«Non penserai che basti un vestito per comprarmi, spero!» gli dico mentre parcheggio.
«Di certo cambiarti questi vestiti non sarebbe male. Inizi a sembrare una gatta randagia.» E scende dalla macchina.
«Screanzato che non sei altro. Ti sgozzo mentre dormi!!! IO SONO SEMPRE ALLA MODA!»
«Se lo dici tu…»

Entriamo nella boutique: capisco subito che non è alla mia portata, almeno non al momento. Mi guardo intorno, poi Worf mi indica una porta. Entro e vedo nel magazzino un cucciolo di carlino che sistema i vestiti sugli scaffali.

«Salve!» Il piccolo carlino ci guarda perplesso, poi riconosco i suoi lineamenti.
«Come ti chiami, piccolo?»
«Samuel, Signora… perché?»
«Signorina, per piacere…signorina Meredith!»
«Piacere di conoscerla signorina Meredith!»
Guardo Worf con astio. Samuel è davanti a me con le mani tra i vestiti. Potrei prenderlo e scappare via ora, ma avrei l’husky tra i piedi. E se cercassi di tramortirlo prima? Magari potrei coglierlo di sorpresa! Oppure è meglio lasciare correre e scoprire perché Worf mi ha portato qui proprio ora.

Attacca Worf

                                  Prendi il carlino e scappa Aspetta e vedi che succede


 

Guardo fuori alla finestra, non c’è molto altro da fare in una stanza d’ospedale. Morty mi parla del più e del meno, allegando ogni tanto qualche ricetta che dimentico in pochi secondi. C’è un motivo se vado da lui e non cucino a casa… Il cielo è azzurro, qualche nuvola riempie i vuoti e la vita nella città scorre autonomamente, senza di me. In uno di quei palazzi c’è di sicuro Meredith, legata ad una sedia che aspetta di essere liberata o che combatte per la sua salvezza…

«Poteva salvarsi prima… ma ha deciso di no a quanto pare» Su di una sedia girata vedo una mangusta cianotica che mi guarda sorridente.
«Mancavi tu all’appello…»
«Ho trovato molta compagnia tra i tuoi sensi di colpa. Abbiamo pensato di fare un party questa sera e brindare all’eroe della città.»
«Salutameli allora… Ci saranno sicuro amici che non vedo da un po’.»
«Sicuro, amico. Come ci si sente a stare tra i vivi?»
«Avrei preferito prendere il tuo posto.»
«Ma non è andata così e non credo sia il momento di abbattersi.»
«Già.»
«Che hai intenzione di fare con la questione degli informatori?»
«Ho scelta in realtà?»
«Boh…sì, ammazzarli tutti sarebbe una scelta nel tuo stile…»
«Non credo lo farò, non riuscirei neanche ad avvicinarmi al primo che un cecchino mi toglierebbe di mezzo.»
«Allora mi sa che dovrai fare quello che ti dicono… »
«Quel bastardo ha ucciso il carlino e portato via Meredith anche se… deve esserci qualcosa che li collega… il figlio del carlino forse? Questo “Samuel”?»
«Sì, la tv diceva proprio che Murray aveva un figlio di nome Samuel ed una moglie René. Forse dovresti parlarci.»
«Non posso alzarmi dal letto ancora.»
«Poco ma sicuro. Però potresti farla venire tu, no? Anzi faresti bene a tornare nel mondo dei vivi, la gente si preoccupa nel vedere un procione parlare da solo.»

Vedo Gous sorridermi come quell’ultima volta e poi girare la testa a destra; mi volto a guardare anche io e sento l’infermiera scuotermi:

«Signor Travis? Si sente bene? Signor Travis!»
«Sto bene» L’infermiera resta un attimo interdetta, poi smette di agitarmi
«Vuole un consulto psichiatrico, signor Travis?»
«No, grazie. I soliti fantasmi del passato che tornano a galla nei momenti di noia.» L’infermiera, una pomeriana, scoppia a ridere:
«È proprio un burlone, signor Travis!» Rido fintamente con lei per smorzare la situazione, Morty mi sta guardando male.
«C’è un altro ospite per lei a quanto pare… lo faccio entrare?»
«Certo»

«Buon giorno signor Travis…» Sul battente della porta una carlino, era René Dalome.

Guardo Worf con astio e mi avvento su di lui con le unghie sfoderate cercando di sbatterlo alla parete della boutique, ma in poco più di un attimo mi ritrovo a terra con la pistola puntata alla fronte. Mi svicolo rapidamente e allontano la canna; appena provo a cavargli un occhio con una zampata me la morde, colpendomi con il calcio della pistola sul muso. Vedo le stelle e tutto gira, non riesco a unire i pensieri e sento che mi rimette in piedi di forza.

«Bel tentativo, gattina! Ma ci vuole ben altro per abbattermi.» Appena riesco a mettere a fuoco di nuovo con una zampata gli faccio volare l’arma e lo calcio verso la porta, sula quale sbatte fragorosamente
«Non chiamarmi Gattina, screanzato di un randagio!» Poi sento dietro di me il rumore di un cane che viene tirato.
«Signorina Meredith, per favore, lasci stare il signor Worf» La voce tenera di Samuel dietro di me mi fa girare, lo vedo che mi punta tremante la pistola contro «Lui mi porterà da papà quando sarà tutto finito…»

Lo guardo nei suoi occhioni da cucciolo e ritraggo gli artigli; poi mi giro verso Worf «Diglielo! Digli cosa hai fatto a suo padre!» Worf mi guarda male e stringe i denti rialzandosi.
«Cosa ha fatto, signor Worf? È riuscito a fargli avere quel lavoro?»
«No, Samuel… Purtroppo tuo padre è morto.»

Vedo Samuel puntare tremolante la pistola verso Worf, le lacrime uscire dai suoi occhi: «Aveva promesso che saremmo stati tutti insieme, signor Worf…aveva promesso! …Che saremmo potuti scappare da questa città!»
«Lo so, piccolo… ma tuo padre ha fatto un errore e non avevo altra scelta. Potrai ancora andare via da qui con tua madre, te lo giuro, ma abbassa la pistola ora.»

Mi gusto la scena e faccio qualche passo indietro per togliermi dalla traiettoria: se il piccolo spara potrò portarlo via e sarò finalmente libera.

«Papà non meritava di morire. Era buono fino a quando non sei arrivato tu!» Il piccolo dito sul grilletto stava per azionare il meccanismo.
«Se non avessi promesso di farlo personalmente non ti avrebbero lasciato con me e ora tu e tua madre sareste morti. L’ho fatto per te, Samuel, cerca di capire…era la sua vita contro quella di tutta la vostra famiglia!»

Samuel cala la pistola, è ancora un cucciolo malleabile. Cos’è questa faccenda della famiglia? Di quale promessa parla Worf?

«Deve sapere, signor Travis, che mio marito non era un attore eccellente. Fin quando faceva il comico da locale andava tutto bene. La paga non era alta, ma riuscivamo ad arrivare a fine mese o quasi… Poi si è messo in testa che doveva fare il salto di qualità, però nessuno capiva quanto fosse bravo. È andato dalla mafia e ha chiesto un aiuto per mettere in scena il suo spettacolo, in cambio ha dovuto dare la disponibilità per 5 azioni sul campo. Quella con lei era l’ultima.»
«Immagino che volessero toglierlo di mezzo in ogni caso… non è facile ingaggiare uno come me.»
«Espresse anche lui la sua titubanza e cercò di convincere quello della mafia a desistere, ma in tutta risposta loro hanno voluto una garanzia e hanno preso Samuel, nostro figlio.»
«Ora capisco a che livello era la sua determinazione.»
«L’ultima volta che l’ho visto era disperato per ciò che stava facendo. Mi disse che aveva spifferato alla polizia il giorno e l’ora dell’incontro, in modo da poterti aiutare a salvare Meredith e riuscire a riportare a casa Samuel facendo confessare l’intermediario, ma credo che qualcosa sia andato storto…»
«Già… è andato tutto storto come può vedere.»

René scoppia a piangere e mi stringe un braccio: «La prego, signor Travis, faccia quello che gli dicono! Solo così Samuel potrà tornare a casa!»

Guardo il carlino e poi Morty: «Non posso prometterle niente, signorina Dalome. Il mio obiettivo attuale è trovare Meredith e portarla in salvo. Se dovessi vedere suo figlio farò quello che posso. Per quanto riguarda Quattrossa non è per il momento una mia priorità, la giustizia deve fare il suo corso.»

La signora si alza dal mio braccio e corre via verso la porta piangendo; io riprendo a guardare fuori dalla finestra, mentre sento lo scoppiettio della rabbia divampare con più forza dentro di me.

«Non sarai stato troppo duro, Rock?»
«Moriranno tutti.»
«Cosa? Hai detto qualcosa? Non ti ho sentito»
«Niente.»

«Bravo, figliolo. Ora dammi la pistola e andiamo a prenderci un gelato tutti insieme. La signorina Meredith ti vuole bene e vorrebbe salvarti, ma non sa che vi mettereste ancora di più nei guai se vi deste alla fuga ora,»

La porta del magazzino si apre e si affaccia la proprietaria: «Tutto bene qui dietro, Worf? Devo chiamare i ragazzi?»

«Assolutamente, signora Hurtz. È tutto sotto controllo. Ora stiamo uscendo a prendere un gelato per raffreddare gli animi. Può farmi la cortesia di riferire che la signorina Meredith è sotto la mia custodia?»
«Certo. Porta qualcosa anche a me, fa caldo oggi.»

La signora guarda intensamente Worf, ma lui s’impegna ad ignorarla e a riprendere la pistola da Samuel. Poi si avvicina a me e mi sussurra di andare. C’incamminiamo tutti e 3 fuori dalla boutique. Samuel è triste, può avere non più di 4 anni di vita. Non è che un cucciolo ed ora ha il peso della famiglia sulle spalle. Cosa gli sarebbe successo se non avessi acconsentito di andare con Worf? Lo avrebbero ammazzato? Lo avrebbero convinto a diventare un mafioso? Non ci voglio pensare.

«Me lo segno che ti sei ribellata. Pensavo di potermi fidare di te.»
«Era un’occasione su di un milione. Cosa avresti fatto al mio posto?» Worf mi guarda e prende un profondo respiro:
«Forse avrei fatto lo stesso se fossi stato un gatto. Fortunatamente non lo sono.»
«Con questo cosa vorresti dire, eh?» Intanto entriamo nella gelateria
«Che solo i gatti mirano sempre agli occhi invece di pensare a come risolvere la situazione...Tre coni da 2,50 per favore. Scegli i gusti e pensa al piccolo, ora sarà un problema portarcelo in giro in queste condizioni.»

«Sei tu che hai ucciso suo padre. Potevi evitare, no?»
«Saremmo tutti morti ora se non lo avessi fatto. Tutti tranne te, ovviamente.» Samuel prende il suo gelato.
«Cosa ci guadagni da tutto questo? Uno cioccolato fondente e amarena.»
«La possibilità di salvare un innocente.»
«Uccidendo due persone?»
«Murray non era innocente e per quanto riguarda quella mangusta… beh… non doveva essere lì.»
«E avresti ucciso Rock?!»
«Se fosse stato necessario sì.»
«Sei un…»
«Grazie per il gelato, signor Worf!»
«Prego, piccolo. Vai a portare questo alla signora della boutique e poi torna qui.»
«Perché tieni così tanto a lui?»
«Perché non ha ancora le zampe sporche.»

Guardo Worf cercando di capire a cosa stia pensando, ma schiva lo sguardo ed esce fuori dalla gelateria.

«Fino a quando non ci trovano abbiamo la possibilità di andare dove vogliamo e fin quando sarete con me nessuno ci lascerà le penne. Dove vuoi andare?»
«A vedere come sta Rock.»
«E farmi sparare? Non ci penso neanche!»

«E allora…»

Non so dove potremmo andare, sono una prigioniera e devo pure scegliere. Questo Worf è sospetto, non si comporta come un rapitore e nemmeno come un tipico mafioso. Cosa mi nasconde? Intanto devo scegliere dove andare… Forse potrei iniziare a cercare Quattrossa. Non sarò brava come Rock, ma lo seguo da anni ormai e posso provarci! Oppure potrei chiedergli di portarmi lontano da qui per evitare che ci siano altre sparatorie e scoprire qualcosa di più sul conto di Worf.

Sapere di più da WorfIn cerca di Quattrossa

 

 

 

 

Salve ragazzuoli! La scelta che andrete a prendere ora sarà un’azione prolungata che farà andare in avanti il tempo di 4 giorni e porterà risultati consistenti da un lato o dall’altro. A voi la scelta quindi e buon inizio settimana!


Per eventuali dubbi su come procedere o sulle scelte, potete trovare il regolamento su questa nota!


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