Le ceneri degli antichi

La vita, il tempo, il buio e gli elementi.

In cinque giunsero infine nella radura senza radici e cinque furono coloro che sparirono per permettere l’incontro. Uno per razza aveva lasciato il mondo di Jeurus, garantendo all’antico di tornare nel mondo abbandonato.

In religioso silenzio i cinque camminarono sul terreno brullo senza vegetazione, raggiungendo il centro. Qui il più alto dei cinque sollevò con decisione il suo bastone dove vi era incastonata la gemma della vita e con altrettanta veemenza lo conficcò nel terreno. Gli altri quattro partirono da quel bastone e s’incamminarono verso il limite della radura.

L’antico con la gemma del buio volse verso ovest: la sua ombra era nera come la notte e così il suo manto e i suoi occhi. Il portatore della gemma della mente prestò il suo passo all’est: le foglie di felce del suo mantello accarezzavano la terra scura, mentre gli occhi erano altrove, astratti dalla vile materia.

La gemma degli elementi era tenuta dall’antico più robusto. Già una volta aveva perso il controllo del cristallo annichilendo un pianeta; ora che la vita aveva preso a scorrere non poteva permettersi un altro errore. Il suo passo era pesante verso il nord con le spire delle fiamme negli occhi, la pesantezza della roccia ed il favore dei venti. A sud il passo leggero dell’unica antica era accompagnato dal bastone che sorreggeva la gemma del tempo: vestita di viola e dorato, era l’unica che sorrideva, compiaciuta del suo stesso movimento.

Tutti e quattro camminavano con calma e all’unisono, arrivando ai limiti della radura in pochi attimi. Giunti al punto prefissato, come il grande antico prima di loro, issarono i bastoni al cielo facendo brillare le gemme alla luce della stella luminosa. Quando conficcarono contemporaneamente le aste nel terreno, i cristalli si accesero rivelando colori e forme astratte. Anche la gemma della vita s’illuminò e da essa partirono delle funi eteree, che andarono a legarsi alle altre 4 assumendo sinfonie di colori e sfumature.

Gli antichi s’inginocchiarono ai bastoni e strinsero le loro mani su di essi con forza. L’aria ai poli era densa di energia, ma, per la prima volta dopo gli ultimi tentativi, sembrava tutto sotto il controllo dei presenti. Il grande antico al centro della radura allargò le braccia verso il buio e la mente, roteò il busto lentamente e con grande fatica, arrivando dopo poco in direzione degli elementi e del tempo. Flussi partirono dalle gemme unendosi una con l’altra, in un tripudio di colori e miraggi che raccontavano la storia di pianeti lontani.

Lo stesso fece per unire mente e tempo ed elementi e buio. Sempre maggiore era la fatica espressa dall’antico della vita, che più andava avanti nel processo più vedeva impallidire i propri colori dal verde smeraldo delle foglie al grigio della cenere. Ora tentacoli d’energia attanagliavano i cristalli in un processo che drenava la razza degli antichi ai poli trasformandoli in altro.

Colui il quale si faceva vascello del buio nel stringere il bastone sentii perdere se stesso in un vortice di vuoto, che dal quarzo gli risucchiava essenza e corpo. Non era pronto all’abisso, ma fin quando avrebbe avuto braccia e mani avrebbe ottemperato al suo dovere.

Colei la quale gioiva del favore del tempo nel stringere il bastone vedeva il suo corpo arboreo appassire ed incresparsi delle venature dell’autunno. In silenzio stringeva il bastone con tutte le forze, poiché dalla vecchiaia deriva la fermezza.

Colui il quale vedeva nella mente la sua eccezione più e più volte vacillò tra le verità che la gemma gli stava raccontando, più di una volta chiuse gli occhi per non vedere il futuro; ma il portatore del cristallo dell’intelletto sa che l’occhio più pericoloso è quello della mente. Dalla conoscenza venne la risolutezza e la superbia di colui il quale non avrebbe mai permesso di essere sopraffatto.

Colui il quale era infuso dagli elementi era calmo anche sotto le fiamme che lo avvolgevano. Era fermo quando i venti alimentarono quel calore bruciando i tessuti e la corteccia. Era risoluto quando i ricordi di colui che porta la colpa della morte appesantirono il suo cuore come una montagna. Stringeva quel bastone, così piccolo tra le mani, con la calma di colui che aveva fatto pace con il passato, come le acque dei pianeti lontani.

Colui il quale si fece portatore della vita osservava i suoi compagni vedersene privare sotto la potenza dei quarzi. Li vedeva soffrire in silenzio e nel cuor suo voleva che tutto si fermasse per rimandare a nuovo tempo. Vide poi il suo compagno al nord, avvolto in una coltre di fiamme che a stento ne rendeva visibile i lineamenti: vide i suoi occhi, la calma, la pace e capì che non vi era altro momento se non quello.

Strinse con fermezza le mani al bastone della vita e lo estrasse dal terreno puntandolo in alto. Il cielo venne oscurato da una coltre di nuvole che, trainata dal vento, iniziò a vorticare convogliandosi intorno alla radura. Gli antichi tutti ripeterono il gesto, issando i bastoni in alto, poi tutti insieme estrassero le gemme dalle aste e con un gesto risoluto e violento le fecero impattare con il terreno divenuto ormai arso.

Luce. Antica, accecante seguita da un boato che fece vibrare non solo le foreste circostanti, ma anche le dimensioni annesse a Jeurus. Il tempo stesso vibrava le corde di un requiem. Quando la luce svanì e le nubi tornarono al loro posto la radura era sparita, sostituita da un enorme castello che fluttuava a pochi metri d’altezza. A due dei poli vi erano statue di cenere che lentamente venivano portate via dal vento; agli altri due solo il vuoto ed un lontano ricordo.

Un lontano ricordo…è questo che sono gli antichi, poiché ora non sono più antichi, ma giovani come il piccolo che dal castello esce ancora assonnato, beandosi della luce della stella luminosa.


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