Marionette

I fili calavano sugli arti dei protagonisti, fermi immobili nelle loro scene madri.

I fili calavano sugli arti dei protagonisti, fermi immobili nelle loro scene madri. L’assassino teneva il coltello da cucina in alto, puntandolo verso il cuore della donna sotto di lui. Posto a cavalcioni, non aveva bisogno di tenerla bloccata: la ragazza aveva già desistito al suo desiderio di vita aprendo la bocca in un urlo muto, che attendeva solo di essere smorzato dal colpo del coltello. Bionda, con gli occhi socchiusi e le labbra carnose, zigomi alti da innocente modella che aveva messo i tacchi una volta di troppo.
Si spensero le luci e si accesero poco più in là: un palombaro armato di piccone teneva l’arma sopra la testa pronto ad infliggere il colpo di grazia alla ragazza davanti a lui. Poggiata contro un muro di roccia, allungava le mani verso il suo aggressore chiedendo pietà. Immobili, entrambi trattenuti da sottili fili, la ragazza attendeva la sua fine in un attimo infinito. I suoi capelli biondi erano sporchi di fango, gli zigomi alti unti d’olio, le labbra carnose spaccate dal freddo e i tacchi avevano ceduto poco prima in un’insenatura del manto roccioso.
La luce si chiusero per illuminare in alto una scena analoga: un essere deforme teneva tra le mani una lunga sbarra di ferro, appoggiata contro l’addome di una ragazza nell’atto di sollevarla da terra. I muscoli tesi erano tenuti da sottili fili che immortalavano i protagonisti nel tempo. La donna stringeva le mani sull’asse di ferro, mentre sui suoi alti zigomi si iniziavano a delineare le contratture del dolore; le labbra carnose spalancate in un urlo e i capelli biondi che calavano su di esse; le scarpe con il tacco erano sollevate da terra e giacevano in un equilibrio precario sulle punte dei piedi.
Quando le luci si spensero si sentí un respiro affannato e lento che accompagnò l’azionamento di un interruttore. Da lì a poco si riaccesero dietro un vetro opaco: una donna con il trucco sciolto sugli zigomi alti stava respirando affannosamente, mentre i capelli bagnati si attaccavano sulle labbra carnose. Davanti a lei una plancia di rotelle e fili che si districavano verso il vetro, unendosi in una trama traslucida. La donna alzò la mano armata di scarpa col tacco e pugnaló il vetro più e più volte fino a farlo cadere in frantumi.
Solo allora, quando i fili caddero, nell’aria si sentí un urlo straziante.

 Apparso su Nerd30


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