Uno giovane Jeurut

Viaggia di ramo in ramo

 

Si racconta di uno Jeurut che amava muoversi tra gli alberi della foresta di Firoet scampando ogni volta al pericolo della tribù rivale. Tante le volte in cui era sfuggito alla morte e tante le volte in cui aveva risparmiato i suoi avversari.

Il destino gli fu fatale quando si spinse troppo in là nella foresta, trovando tra gli alberi artefatti lucenti degli antichi. Le tradizioni vogliono che ce ne si allontani, ma il giovane Jeurut non ne volle sapere e s’immerse in una struttura fatiscente che pulsava di rosso furente.

Al suo interno statue di strani esseri, alte più dello Jeunit più alto e sottili quasi quanto l’albero del cugino Marnet. “Abomini della natura!” pensò… ma stranamente affascinanti. Esplorò ancora l’edificio seguendo le linee di rosso pulsanti fino a quando non si ritrovò davanti ad una stanza di specchi. La maggior parte erano in frantumi sul pavimento e solo uno era integro. Le luci andavano a confluire proprio sulla piantana che lo manteneva: una specie di albero aggrovigliato che al suo centro teneva questo specchio, il quale rifletteva tutto ciò che vi era di fronte, anche lo Jeurut.

Analizzò lo specchio da tutti i lati, lo annusò, gli parlò! Ma niente sembrava perturbare la cosa che stava guardando. Nella sua testa le parole dell’albero anziano: “non toccare gli artefatti antichi, sono portatori di morte!” Ma lo Jeurut era ancora giovane. Troppo forte era la tentazione per perdere un’occasione del genere. Toccò lo specchio prima con una delle tre dita: era freddo, elettrico, ma non creava dolore. Appoggiò allora tutta mano e quando questa coprì la superficie il pulsare si fermò illuminando tutta la stanza circolare.

Con meraviglia lo Jeurut si guardò intorno scoprendo sfaccettature che prima non aveva scorto; quando tornò a guardare lo specchio non vi era più la stanza riflessa, ma una foschia grigia ed un essere che lo guardava.

Era basso quanto lui ed era uguale in conformazione agli esseri che aveva pocanzi visto nelle statue; color nocciola, aveva l’apice alto curvo all’indietro, due piccole fessure si chiudevano e aprivano scure ed un’altra sembrava essere una bocca. Non aveva foglie, erba o fiori su di sé, quindi di sicuro non era né uno Jeurut né uno Jeunit! Aveva però qualcosa che ne copriva la parte inferiore del corpo, da sotto la bocca fino a dove era poggiato.

Chinò la testa di lato e poggiò la mano con quattro dita rispettivamente dove il giovane arboreo aveva poggiata la sua. Sembrò sorridere per un attimo e questo ispirò fiducia nel giovane. Tutto cambiò però quando la foschia divenne rossa, la luce nella stanza risplendeva ancora più cremisi e fu un momento. Mentre il giovane si distrasse a guardare la luce, l’essere strinse la mano sulla sua strattonandolo al suo interno. Lo Jeurut, colto alla sprovvista, non poté nulla e si ritrovò nella foschia rossa senza sapere come. Si girò e vide nella stanza l’essere che lentamente iniziava a crescere in altezza. Lo seguì fin che poté attraverso lo specchio, ma un rumore dietro di sé lo attrasse.

Uno Jeunit gli batté sulla testa un paio di volte, si girò a guardarlo impaurito e poco più in là vide altre forme del proprio pianeta stagliate nella nebbia, una per ogni specchio distrutto presente nella camera da cui era stato strappato. In fondo, dalla nebbia, vide una luce cambiare i suoi colori e ripetersi pulsando fino a quando non sentì il rumore di uno specchio cadere in frantumi.

Tutto capitava così velocemente! Lo Jeurut non sapeva dove guardare e, ad un certo punto, non vide più niente, poiché, quando il rosso si aggiunse agli altri colori, tutto divenne nero e da lì vide alla fine del tunnel una nuova luce.

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