Apri la finestra

 Sempre fare attenzione a chi fare gli scherzi

Le dita di Martin scorrevano veloci sulla tastiera mentre gli occhi volteggiavano tra le icone nelle spire della realtà virtuale. Dietro la sua poltrona Serj, amico di vecchia data che non sapeva niente di hacking cybernetico.

«Dai dai, entra in quella smart home! Facciamogli qualche scherzo!» disse Serj.
«La casa del Signor Franz? Ma dai…» rispose Martin mentre ancora muoveva rapido le dita sulla tastiera.
«Prova con quella allora! Quella del Prof» riprese Serj con maggiore convinzione.
«Perché no. Devo ancora fargli pagare la chiamata a casa del mese scorso»
Appena finì di parlare appoggiò un dito sullo schermo toccandolo due volte con decisione. La visione si spostò focalizzandosi su di una struttura precisa nell’immenso spazio nero del cyberspazio.
«Eccola, Eccola! La casa del Prof» disse Serj scuotendo l’amico dalle spalle.
«CALMATI SERJ!» urlò Martin a cui stava cadendo la tastiera tanto dagli scossoni.

Erano davanti l’appartamento del professore, che appariva nel cyberspazio come una serie di icone e un cubo centrale che stava per il nucleo della Smart Home, quello che gestiva tutto. Martin iniziò a girare l’appartamento strisciando il dito sullo schermo, studiava come intraprendere l’attacco.

«Là Là! Spegnigli la luce, staccagli il freezer, friggigli la tv!» urlava Serj dietro di lui.
«Zitto! Porco chip, è contro la legge fare sta roba, devo evitare che mi becchino prima!» sbraitò Martin per poi pizzicare sul monitor zoommando sul cubo. Iniziò a digitare i tasti velocemente mentre sullo schermo si avviò un conto alla rovescia che si alternava dal blu al rosso. Martin stava provando a penetrare nel sistema centrale della casa, ma il programma anti intrusione aveva subito messo in moto le sue unità per contrastarlo.

«Bravo! Dai così! Spaccagli il pixel!» urlava Serj assistendo alla manovra di Martin.
«Cuciti la bocca!» urlò Martin.
Il conto alla rovescia dava ancora una decina di secondi, il giovane hacker cercava di dissezionare il codice della casa in modo da trovare qualche porta di accesso nascosta. Visualmente, sul monitor, questo veniva rappresentato con un lento sfaldarsi del cubo. Dopo poco si creò un buco sulla superfice.

«Eccolo! Lì, lì! C’è un’entrata!» Serj si mosse verso la scrivania guardando più da vicino quel piccolo buco e proprio in quel momento, Martin andò a premere lo schermo trovandosi la testa dell’amico in mezzo.
«Togliti Cazzo!» Martin spostò con violenza l’amico facendolo cadere a terra e premette quel buco proprio quando il conto alla rovescia stava per scadere. L’hacker si gettò sullo schienale della poltrona una volta entrato nel sistema e alzò il visore mostrando degli occhi scuri arrossati e iniettati di sangue. Serj era a terra.
«Coglione! Se mi beccano vado in galera, lo capisci? Non è un cazzo di gioco per bambini!» disse.
«Scusa, non volevo mettermi in mezzo, tu hai il visore io solo lo schermo, che ne so che sta succedendo?» disse il ragazzino mentre si rialzava.
«Eh, scusa... Ora è andata bene. La prossima volta resta dietro, come ti ho sempre detto, e non ti mettere tra me e la mia attrezzatura oppure…» Martin segnò una linea sul collo con il pollice partendo dall’orecchio sinistro fino al destro. Serj si tenne la gola con entrambe le mani impaurito e accennò un “sì”.
«Ora vediamo cosa c’è in questa casa» disse Martin rimettendo sugli occhi il visore.

Il programma che gestiva l’appartamento aveva la possibilità di controllare tutti i sistemi elettronici, dalla luce alla macchinetta del caffè. Il buon hacker decise innanzitutto di scoprire le chiavi di accesso per poi passare in rassegna le telecamere dell’appartamento.

Martin mise a schermo la visione delle telecamere interne in modo che anche Serj potesse guardare:

  • Il primo riquadro si chiamava “stanza ospiti”: le luci erano spente e si vedeva una schermata nera;
  • Nel secondo si vedeva la cucina. La finestra aperta faceva entrare la luce esterna mostrando l'arredamento che componeva la stanza: un tavolo centrale, una cucina ad angolo e alcuni elettrodomestici. Sul tavolo due piatti con del cibo evidentemente guasto;
  • Nel terzo il bagno composto dai sanitari più il piatto doccia, la luce era accesa ma sembrava non esserci nessuno. Sui ripiani vari pacchi di fazzoletti erano sparsi, disinfettante, cerotti e poco più in là dei frammenti di vetro. Martin fece girare la telecamera e notò che lo specchio era in frantumi;
  • Il quarto riquadro era la camera da letto.  Qui un uomo ondeggiava davanti una candela stringendo tra le mani un rosario. Stava recitando le preghiere nervosamente, la sua espressione era stremata e disperata. Doveva essere il prof.

«Eccolo! Accendi la luce dai! Fallo cagare sotto!» disse Serj emozionato dalla marachella.
Qualche riga di codice sulla tastiera ed ecco che la luce dove c’era l’uomo si accese illuminando la stanza nella sua totalità. Una stanza da letto normale, troppo grande per un uomo solo: letto matrimoniale, armadio patronale, comò, lampade…un mobilio abbastanza antiquato. Appena la luce si accese l’uomo sobbalzò e si girò a guardare il lampadario, gli occhi erano arrossati e pieni di lacrime segnati da profonde occhiaie, la barba incolta mostrava dei peli bianchi.
«Serj, ma siamo sicuri che è lui? Me lo ricordavo messo meglio il mese scorso»
«Mi sembra lui, sì! Certo che sembra proprio fuori questo. Hai visto lo specchio?»
«Boh, magari è scivolato e si è spaccato. Sette anni di sfiga»
«Ben gli stanno! Così s’impara a mettermi sempre 3»
«Sei una capra per questo prendi 3.»
«Ava, Spegni la luce subito! Spegnila per dio!» urlò l’uomo disperato riprendendo a ondeggiare avanti e indietro.
«Ava deve essere il nome dell’assistente vocale della casa. Meglio fare come dice o potrebbe insospettirsi» disse Martin inviando il codice di spegnimento delle luci.
«Hei, guarda la cucina, c’è qualcuno alla finestra!»

L’hacker girò la testa e mise a tutto schermo il riquadro della cucina. Alla finestra una figura scura sembrava guardare fuori. Contro luce non si riusciva a scorgere i dettagli della sagoma, ma solo una silhouette nera indistinta. Martin digitò delle righe di codice sulla tastiera ed ecco che la finestra improvvisamente si chiuse con violenza. Serj scoppiò a ridere, la figura però era rimasta ferma, impassibile.
«No no no no no… la finestra deve, DEVE restare aperta! Sempre aperta!» La voce proveniva dalla stanza da letto, il professore si era alzato e, ricurvo sulla schiena, stringendo ancora il rosario tra le dita, si stava incamminando verso la cucina. Quando entrò si accese la luce, andò direttamente alla finestra e la spalancò di nuovo. Sul tavolo non c’era più niente e a quanto pare l’altro ospite si era spostato.

«Questo è matto, dai sbattigliela di nuovo sul muso!» Alle parole di Serj, Martin inserì nuovamente il codice aggiungendo quello di chiusura ermetica. La finestra sbattè di nuovo e l’uomo salto indietro dalla paura, poi cercò di aprirla senza riuscirci. Sul viso c’era la disperazione assoluta di un uomo distrutto.
«Ava! Apri la finestra! Deve restare aperta! Altrimenti… altrimenti...» l’uomo scoppiò a piangere scivolando contro la finestra fino a cadere in ginocchio. Si coprii il viso con le mani mettendosi il rosario. Riprese a pregare tra le lacrime poi, con passo claudicante, tornò in camera da letto rassegnato.
«Sto tipo è strambo forte. Dai lascialo stare, andiamo alla playX a giocare, mi sto annoiando»
«Aspetta, voglio vedere cosa c’è nella stanza degli ospiti. Abbiamo visto quel tipo prima, vediamo se è lì»
«Fai come vuoi, vado ad accendere la play intanto»
«Aspetta aspetta! Guarda con me» disse Martin e proprio in quel momento andò a zoommare sulla camera degli ospiti. Inserì una riga di codice con la tastiera e le luci si accesero rivelando una stanza completamente distrutta: I muri sporchi, la carta da parati tagliata in più parti, Il pavimento lurido e pieno di strane macchie nerastre. I materassi del letto erano ribaltati sulla parete, macchiati di rosso. La finestra era spalancata sul buio della notte.


«Ma che cazz…» Martin fece per avvicinarsi con il visore al monitor, ma la luce della stanza si spense improvvisamente riaccendendosi poco dopo. Vicino la finestra, una figura di spalle guardava fuori. I vestiti erano logori in più parti.
«Serj vieni qua, guarda che merda…» nessuna risposta. Il ragazzo allora digitò di nuovo le righe di codice e chiuse la finestra della camera degli ospiti. Neanche questa volta la figura batté ciglio. Si aspettava le risate di Serj, ma c'era solo il silenzio più assoluto. Alzò il visore dagli occhi e vide il suo amico di spalle vicino la porta aperta, le braccia lungo i fianchi «Serj?»

Il ragazzo scostò la tastiera dalle gambe e si alzò andando verso l’amico. Dalle casse si sentiva la litania del professore che continuava a pregare piangendo, ripetendo: “le finestre devono restare aperte, altrimenti...”. Arrivato dall’amico gli toccò la spalla e quando lo girò vide aprirsi sulla sua gola uno squarcio da orecchio a orecchio che iniziava a far fluire il sangue come una cascata. Gli occhi completamente bianchi e sulle labbra le preghiere che provenivano dalle casse. Martin fece dei passi indietro, inciampò e cadde a terra guardando fisso l’amico.

Serj si girò lentamente, prima il busto poi le braccia. Si muoveva come una marionetta. Prese a camminare lentamente verso Martin che indietreggiava senza distogliere lo sguardo dall'amico. Dalle casse la litania di preghiere divennero parole confuse e farfugliate man mano che il bambino si avvicinava all’hacker. Serj lo indicò con il dito e, nel momento in cui lo toccò, le luci si spensero. Nemmeno la luce esterna poteva aiutare il ragazzo, poiché nella camera di Martin non vi erano finestre.


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