Tunnel of love

Le gallerie, i tunnel, sono dei canali che conducono da un punto ad un altro la cui traversata sarebbe difficile, se non impossibile, in natura. Questo pensava Richard quando tirava quella leva mandando avanti la carrozza successiva. In natura, infatti, questa giostra non sarebbe mai esistita. Come il resto del luna park potremmo dire.

Richard aveva ventisette anni e da dieci lavorava al "Coppia D'amore" la giostra classica di ogni luna park che si rispetti. Gigantesca insegna rosa formante un cuore, parole in bianco, cigni lattei e acqua limpida a cullare le coppiette che entravano innamorate e uscivano annoiate.

I sui compiti erano: tirare la leva che faceva partire il cigno, pulire le vetture, mantenere limpida (per quanto si poteva) l'acqua e a volte il botteghino. Gli era severamente proibito entrare nella sezione dei macchinari per riparare eventuali guasti o malfunzionamenti, un po' perché non aveva l'attitudine del meccanico, un po' perché i proprietari non volevano che qualcuno svelasse il mistero dietro il loro tunnel dell'amore.

La notte del 18 settembre 1964, Richard si ritrovò con una giostra bloccata e i proprietari che non si vedevano da diverse ore.

Si accorse del fatto quando, dopo aver tirato per l'ennesima volta la leva al secondo minuto, si ritrovò senza carrozze sulla corsia e la gente che aveva appena pagato aspettare interdetta. Richard si scusò con coloro che avevano già pagato il biglietto: Signori perdonate, la giostra sembra aver un problema... No, non si fanno rimborsi, ma! Se passate dal botteghino, metterò un timbro sul vostro biglietto che vi permetterà di... Si, capisco che è un disagio non da poco! Ah... domani non sarete in loco... Magari potreste lasciare il biglietto a qualche amico?

Richard aveva dovuto affrontare molto spesso queste situazioni, la maggior parte delle volte erano i proprietari a sistemare le cose o comunque a lasciarlo con i clienti mentre correvano alle riparazioni d'emergenza. Mai gli era capitato di restare solo in questi contesti critici, almeno fino a quel giorno.

Come era possibile che nessun cigno era tornato dal viaggio? Avrebbero dovuto percorrere il tracciato in 2 minuti e 15 secondi come sempre, al secondo minuto lui doveva tirare la leva e avviare la carrozza successiva mentre quella precedente faceva la foto ricordo nell'ultima sezione del percorso. Era evidente che nell'andirivieni tra la sveglia dei due minuti e le persone al botteghino non aveva fatto caso alla mancanza dei cigni in pista. Tirò la corda per chiudere l'accesso a eventuali nuovi avventori e rimase ad osservare la facciata della giostra.

Le lampadine rosa si alternavano ogni due secondi, come anche le luci esterne, dell'ingresso e dell'uscita della giostra. Non doveva essere un problema elettrico. Si avvicinò alla fine del tracciato e si affacciò all'interno del tunnel per vedere se magari si fossero incagliate. Niente. quella parte era completamente vuota e ne veniva soltanto la musica di sottofondo della giostra. Il mistero s'infittiva e Richard non sapeva cosa fare.

Più che non saperlo, non poteva, potremmo dire. L'entrata della sala macchine era lì, socchiusa, con una leggera luce dorata che ne illuminava il battente. Il punto su cui però Richard fissava il suo sguardo erano i cartelli metallici, un po' arrugginiti:

"Non entrare"
"Solo personale autorizzato"
"Pericolo di morte"

Fissava spesso quei cartelli quando terminava il suo turno di lavoro e una volta fu trovato in quella posizione da uno dei proprietari. Gli disse che, con la solita bonarietà, un giorno anche lui avrebbe varcato quella porta, ma solo quando sarebbe stato abbastanza grande. Erano passati 8 anni da quando gli era stata detta quella frase e forse, beh, forse ora era abbastanza grande. Si mosse verso la porta e dopo averla aperta vi entrò richiudendosela dietro.

La luce dorata illuminava l'entrata e parte della galleria che andava a continuare nel buio pesto. Man mano che gli occhi di Richard si abituavano all'oscurità, vedeva delle piccole lampadine che, con una fioca luce, disegnavano un corridoio. Passi su passi, Richard sentiva dentro di sé il senso di colpa e l'euforia di colui che infrange le regole e, man mano che camminava, avvertiva nell'aria un odore acre e penetrante che lo faceva sentire leggero.

Toccò i muri di legno e avvertì sotto le dita dei cavi che pendevano da un supporto all'altro aiutandolo, seppur lentamente, a camminare tra i barlumi di luce delle lampadine. Il buio lo preoccupava e intimoriva al tempo stesso, gli sembrava di camminare ormai da ore e ancora non aveva trovato niente che potesse ricondurre al guasto e, tra le altre cose, ai macchinari che permettevano il funzionamento della giostra. Iniziò ad avvertire la pelle bagnata, l'umidità del corridoio si mischiava con il suo sudore e sentiva sul viso come una nebbia palpabile che gli entrava nelle ossa. Si fermò un attimo per un capogiro e, quando riprese a camminare, si tenne maggiormente ai cavi.

Certo, essendo una giostra con un grosso quantitativo di acqua, forse era normale tutta quella umidità! E forse Richard non era lontano dalla verità o forse si sbagliava e stava percorrendo una strada pericolosa. Dopo l'ennesima curva finalmente iniziò a sentire qualche rumore in lontananza e man mano che si avvicinava distinse l'eco di una voce, una voce che… chiedeva aiuto! Richard iniziò a correre seguendo le luci e tra il rumore dei suo passi la distinse: era una donna che chiedeva aiuto. Arrivò finalmente in una stanza illuminata da un rosso scuro simile ad alcune luci dell'insegna. Ai lati vi erano macchine e ingranaggi che sembravano spruzzare ripetutamente dei fumi nell'aria. I cavi che aveva seguito fino a quel momento erano tutti collegati alle macchine e poi ad una donna distesa sul pavimento.

La donna continuava a ripetere le sue suppliche, Richard si avvicinò cercando di capire il da farsi, ma uno stato di panico e confusione gli negava il pensiero razionale e in più quella strana nebbia, rossa come la luce, gli bruciava gli occhi e annebbiava i sensi. La donna sembrava in trance e alle domande di Richard non rispondeva se non con suppliche d'aiuto. Il ragazzo seguii i tubi cercando di capire dove fossero legati e, una volta chinato sulla figura femminile, vide inorridito che questi entravano nelle carni della donna da più parti del corpo: braccia, gambe, spalle, addome e nuca.

Cadde indietro guardando il viso della donna, era una delle clienti a cui aveva timbrato il biglietto prima del guasto.

Il ragazzo urlò disperato, sentiva il cuore esplodere nel petto mentre la donna lo guardava supplicandogli aiuto. Non riusciva a sopportare quella situazione, quella scena inumana e la donna, che nonostante avesse tutte quelle “cose” in corpo, ancora parlava, ancora supplicava, non poteva esistere nella realtà… Forse, pensò Richard, era un sogno! Un incubo dettato dall'eccessivo stress dal lavoro. Quante volte d'altronde aveva sognato di entrare in quella porta misteriosa, capire come funzionasse la giostra. Era un incubo di sicuro e, se lo era, nulla poteva accadergli se avesse fermato quella litania di suppliche che gli stava trapanando il cervello.

Quella stupida donna, nonostante fosse in punto di morte da un po', continuava a supplicarlo di aiutarla ancora e ancora e ancora, senza fermarsi, senza sosta, salvarla da cosa poi? Si salvano le persone da qualcuno o qualcosa! Per quanto era stupida probabilmente se le era ficcate da sola le cose in corpo! Richard si avvicinò alla donna e la intimò di stare zitta ancora una volta, glielo gridò in faccia con la bava alla bocca, ma niente, la donna continuava le sue suppliche ed il ragazzo, ringhiando come rabbioso, prese saldamente i tubi dal corpo della donna e li strappò via uno a uno con soddisfazione.

Insieme ai tubi vennero via pezzi di carne e organi che inondarono di sangue l'aria già satura del posto. Quando ebbe finito, della donna rimasero solo ossa insanguinate e viscere sparpagliate sul pavimento della stanza. Richard respirava affannosamente quell'aria pregna di fumo, sporco di sangue da capo a piedi, era in ginocchio vicino al fianco della donna. Si sedette a terra guardando il corpo martoriato, lo guardava attraverso le orbite spente e la sua espressione, nonostante tutto, era ancora di supplica, stava chiedendo aiuto, lo stava supplicando, in silenzio.

Urlò di disperazione graffiandosi il volto e, dopo essersi alzato, iniziò a tirare calci al volto della donna fino a renderne poltiglia. Quando ebbe finito, da un corridoio sentì un rumore familiare: l'eco gli portò altre suppliche disperate. Prese a correre come poteva in uno stato febbrile e allucinato lungo quella galleria che sembrava infinita e quando trovò la fonte delle suppliche, un ragazzo nella stessa situazione, non riuscì a contenersi.

Senza fermarsi a pensare, strappò da lui tutti i cavi, facendolo a pezzi con naturalezza e senza remora. Nella testa ancora quelle suppliche si ripetevano come le suppliche dell'inferno, l'inferno in cui era finito da quando era entrato nel canale di manutenzione. Riprese a correre e man mano che incontrava uomini e donne, ne riconosceva i volti, erano quelli che non erano tornati dalla corsa. Li uccise uno dopo l'altro senza neanche fermarsi a pensare, senza pietà né cautela. Quando ebbe finito con l'ultimo, la giostra si spense e con lei.

Richard aveva capito: la giostra veniva alimentata dalle persone che vi entravano… Perché non ci aveva mai pensato? Si accasciò vicino a uno dei macchinari e scoppiò in una risata isterica che risuonò malsana in tutta la giostra.

Poco più in là quattro coppie sedevano smembrate nei candidi cigni, bloccate dal gancio di sicurezza. Dalle casse risuonava “Help me” dei Beatles mentre un ragazzo rideva e farneticava in una pozza di sangue non suo.

 

 


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